Il ritardo di sicurezza stradale in Italia impone una legge regionale
I dati sulla sicurezza stradale in Italia ci dicono chiaramente del nostro ritardo rispetto ai grandi paesi dell'UE. Da qui la necessità di una svolta radicale in materia, sia a livello di infrastrutture che di investimenti, oltre all'urgenza da parte delle Regioni di legiferare nell'ambito delle proprie competenze.
Per questo la Regione dell'Umbria ha predisposto una prima bozza di legge sulla sicurezza stradale.
Negli ultimi dieci anni (2001-2010) in Italia il numero di morti per incidenti stradali si è ridotto del -42,4% (-3.006 morti) e quello dei feriti si è ridotto del -18,9% (-70.551 feriti).
I dati mostrano chiaramente che il nostro Paese non ha raggiunto l'obiettivo di riduzione della mortalità indicato dalla commissione europea (-50% entro il 2010) e, cosa più importante, che la riduzione del numero di morti del nostro Paese è sensibilmente più bassa della riduzione media dei Paesi della UE15 (l'Unione europea prima degli ultimi allargamenti) che possono essere confrontati con l'Italia per livello di reddito e per sviluppo del sistema infrastrutturale e dei trasporti. Questi infatti,nel complesso, registrano una riduzione di mortalità pari a -48%.
Apparentemente si tratta di uno scarto contenuto ma i suoi effetti sul lungo periodo sono stati assolutamente rilevanti: l'Italia che negli anni '70 e '80 si era sempre collocata tra il 4° e il 7° posto nella graduatoria di sicurezza dei quindici Paesi più sviluppati della Unione europea, tra il 1995 e il 2000 comincia a perdere posizioni. Nel 2000 si colloca in 9° posizione, e la mantiene per il quadriennio successivo, nel 2006 precipita nella 13° posizione (in questo anno solo il Belgio e la Grecia presentano tassi di mortalità superiori a quello italiano), risale non oltre la 10° posizione nel 2009 ma torna a scendere alla 11° posizione nel 2010 quando solo la Grecia, il Portogallo e il Belgio registrano tassi di mortalità più elevati di quello italiano; si veda la Tabella 1, riportata alla pagina seguente.
In sostanza, il nostro Paese stenta a tenere il passo dei Paesi più sviluppati dell'Unione europea e il ritardo di sicurezza stradale accumulato nella seconda metà degli anni '90 e mantenuto in tutto il decennio successivo si traduce in un tasso di mortalità più che doppio rispetto ai Paesi con le migliori performance di sicurezza stradale (Svezia e Regno Unito) e più alto del 50% rispetto ai livelli di mortalità dei Paesi che oggi occupano le posizioni di eccellenza tenute dall'Italia negli anni '80 e '90.
Ultimo aggiornamento: 14/01/2013 ore 09.54










